Dal dito al laser : al Beato Matteo di Vigevano ora l’ipertrofia prostatica si opera con il laser tullio .

La prostata è una ghiandola impari e mediana, bilobata, che produce gran parte parte del liquido seminale, localizzata sotto la vescica, dietra il pube e davanti al retto. E’ attraversata dal primo tratto dell’uretra, il condotto che dalla vescica porta l’urina all’esterno attraverso il pene. L’ipertrofia prostatica , altrimenti detta adenoma della prostata , è in pratica un ingrossamento benigno della ghiandola , che inizia ben prima di quanto si possa immaginare. Intorno ai 30 anni, la ghiandola tende a modificarsi di consistenza e volume. Progressivamente diventa più grossa e si indurisce. Contemporaneamente invecchia la vescica la cui parete è costituita fondamentalmente da un muscolo che contraendosi espelle l’urina attraverso l’uretra. Con il tempo la parte vescicale diventa più debole e si deve ispessire per poter svolgere la sua funzione. Inoltre, diventando più rigida in seguito all’ispessimento, percepisce il suo riempimento in modo improprio.  Si verificano in pratica tre fenomeni : 1) Ingrossamento di volume della prostata, che non ha generalmente nessun risvolto patologico eccetto in rari casi il sanguinamento nelle urine 2) Comparsa di sintomi e segni urinari. I più comuni sono l’urgenza, la frequenza minzionale, il “bruciore” durante e dopo la minzione percepito a livello del pene, il flusso urinario rallentato, il senso di svuotamento incompleto della vescica, la minzione in 2 tempi e lo sgocciolamento postminzionale 3) L’aumento della pressione necessaria alla vescica per svuotarsi che si ripercuote specialmente nel tratto di vescica più distale e nell’uretra prostatica E’ consigliabile i curare l’ipertrofia prostatica sintomatica, specialmente quando determina preoccupazione nell’individuo affetto, anche in assenza di complicanze. La terapia è medica o chirurgica. La terapia chirurgica dell’ipertrofia prostatica è  riservata ai pazienti che chiedono immediatamente la terapia migliore in termini di controllo dei sintomi e riduzione del rischio di complicanze o a pazienti in cui terapia medica non abbia dato buoni risultati  o in caso di complicanze come la ritenzione completa di urina . Quando l’ipertrofia prostatica si operava solo a cielo aperto , era il dito esperto dell’urologo a separare il tessuto ipertrofico (detto anche adenoma) dalla ghiandola normale , in una procedura chiamata enucleazione dell’adenoma . Poi è venuta l’era della resezione endoscopica (TUR) che prevede il taglio del tessuto prostatico in frammenti o chips che poi vengono evacuati all’esterno . La cavità che rimane ( loggia prostatica) è in generale meno regolare che dopo enucleazione e l’asportazione dell’adenoma talora meno “completa” , specie se l’operatore non ha una lunga esperienza . La TUR è un intervento non facile che può portare qualche sanguinamento e quindi da almeno 20 anni sono state sperimentate tecniche alternative alla TUR , sempre endoscopiche , molte delle quali basate sulle proprietà del raggio laser di evaporare i tessuti . “Ma per evaporare il tessuto prostatico , molto resistente , ci vuole molta energia  e parte di questa energia si diffonde nei tessuti vescicali e paraprostatici , causando sintomi irritativi per molto tempo – ci spiega il Dr. Paolo Puppo , Direttore dell’Urologia Mininvasiva e Oncologica del Beato Matteo  di Vigevano – Nessuno dei laser sperimentati è mai riuscito a ottenere una vaporizzazione sufficiente minimizzando gli effetti collaterali .Recentemente si è pensato di usare il più potente dei laser in commercio , il laser a tullio, per riprodurre la vecchia tecnica dell’enucleazione dell’adenoma , usandolo come il dito dell’urologo ma per via endoscopica . E’ stata tentata anche con il laser ad olmio, che tuttavia richiede molto più tempo .”

Attraverso il canale uretrale viene introdotto uno strumento endoscopico  tramite il quale si inserisce una sonda laser. Il laser enuclea la porzione di prostata ingrossata che viene staccata dalla prostata normale per l’azione combinata della fibra laser e dello strumento ; le porzioni di prostata (lobi)  vengono fatte cadere  in vescica,  dove, al termine della procedura, vengono “tritate” da un apposito strumento (morcellatore) che provvede anche ad aspirarli e portarli all’esterno. Al termine dell’intervento viene applicato un catetere vescicale di piccolo calibro, senza alcun lavaggio della vescica. La durata della procedura varia da 40 a 90 minuti, e dipende soprattutto dalla grandezza della prostata. L’intervento viene eseguito preferibilmente in anestesia loco-regionale (spinale)

 “La THULEP ( THUllium Laser Enucleation of the Prostate ) – continua il Dr. Puppo – è una tecnica miniinvasiva , produce pochissimo sanguinamento , riproduce i risultati della chirurgia a cielo aperto e consente la dimissione dopo 1-2 giorni . Essa può essere effettuata anche in pazienti che per motivi cardiocircolatori debbano assumere farmaci anticoagulanti . Anche i disturbi irritativi postoperatori (che non possono essere nulli perché comunque esiste una ferita interna) sono molto ridotti rispetto alle tecniche di vaporizzazione e sono in genere anche inferiori a quelli post TUR. “

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