Diagnosi del tumore della prostata: più precisione, meno biopsie inutili.

 

Con le nuove tecniche di fusione RM –ecografia 3D il numero delle biopsie positive supera il 50 %

Il tumore della prostata è la più frequente neoplasia dell’uomo con un’incidenza del 12%, sorpassando anche quella polmonare che arriva appena al 10%. Il tumore della prostata è raro nei soggetti con meno di 40 anni ed aumenta progressivamente con l’età. E’ stato calcolato quindi che un uomo, nel corso della vita, presenta un rischio di sviluppare un carcinoma prostatico clinicamente evidente pari a circa il 15%. Il tumore della prostata, anche se tecnicamente sempre maligno , presenta diverse gradazioni di rischio per le quali esistono terapie “su misura” . Solo 1 paziente su 4 con tumore a bassa malignità muore per il tumore stesso mentre si passa a 3 su 4 per i tumori ad alta malignità . Per i rischi bassi (o meglio molto bassi) una opzione recentemente introdotta è quella della sorveglianza attiva , ossia in pratica il controllo attento e periodico con riserva di intervento in caso di progressione. Per i rischi intermedi ed alti la sorveglianza attiva è pericolosa ed entrano in gioco la chirurgia e la radioterapia . L’attribuzione delle categorie di rischio avviene solamente sulla base del PSA e soprattutto dei risultati della biopsia prostatica , che è il mezzo diagnostico per eccellenza . La biopsia deve quindi essere la più precisa ed attendibile possibile . Per biopsiare bene bisogna vedere bene , e noi vediamo dove mettiamo l’ago con l’immagine ad ultrasuoni , ma gli ultrasuoni non distinguono quasi mai tra tessuto sano e tumore . Con i vecchi sistemi di mappaggio bioptico in 2 dimensioni , anche aumentando il numero di prelievi , il numero di biopsie positive non ha mai superato il 30-35 % . Quindi per una biopsia positiva utile (perché positiva) se ne facevano 2 inutili in quanto negative . Con l’introduzione delle tecniche di ecografia in 3 D e della fusione di immagini con la RM , finalmente si è riusciti ad avere più dati positivi e meno biopsie inutili . Infatti nelle prime 200 biopsie eseguite dal gruppo del Prof. Puppo a Genova e a San Remo con il sistema Koelis la percentuale di positività è stata del 53 %. Dato che la biopsia prostatica non è tecnica del tutto scevra da rischi , l’aver sensibilmente ridotto il numero di biopsie inutili (dal 70 a meno del 50 %) è molto importante . In cosa consiste e che vantaggi ha questo nuovo sistema per la biopsia prostatica ?

1 – Il sistema utilizza un ecografo a 3 dimensioni , che consente la visulizzazione spaziale della prostata

2 – il software utilizzato consente di tracciare il percorso dell’ago ed anche di simularlo prima della puntura, consentendo quindi di evitare punture nello stesso posto ed anche di centrare eventuali bersagli

3 – il software consente la fusione delle immagini tridimensionali della RM con quelle ecografiche ; in pratica le zone sospette alla RM diventano bersagli raggiungibili all’ecografia 3D.

La RM è al momento l’unica metodica in grado di visualizzare il tumore prostatico con una precisione elevata , che arriva per le macchine di nuova generazione quasi al 90 % , ma le sue informazioni sono inutili se non si trasformano in bersagli per la biopsia e purtroppo è quasi impossibile eseguire la biopsia prostatica in corso di RM .

Riassumendo quindi il sistema usato dal gruppo del Prof . Puppo , primo in Italia , consente di migliorare il grado di efficienza della biopsia prostatica e di incrementare il numero di informazioni da essa desunte , in modo tale da offrire al clinico armi migliori per una terapia realmente su misura del carcinoma prostatico .

paolo.puppo@uropro.it

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